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STILL BIRTH by Chiara Ernandes

35,00

In a summer night of 1989, Chiara Ernandes was stillborn after childbirth. She was like that for five long minutes.

The most rhetoric, shocking narration would spend some words embellishing the grief of a mother, It would linger on the frantic father’s powerlessness, on the doctors’ frenzy and their search of a small rationalistic miracle as priests of a rationalistic cult. And on the relief of that first breath.

But it would neglect the fundamental protagonist, the newly born baby, as if her unripe emotional state could make her immune from the changes in a still unknown world, which let her keep waiting on the threshold for five interminable minutes.

Still Birth is not only a book, it’s the result of a visual imprinting, of a limbo that left a scar on a child’s subconscious mind. She decided to wait on the other side before staking her claim to exist.

These pages try to rebuild the whole of an almost thirty-year old woman, who doesn’t remember that child but feels an earthy energy flowing through her. The one that the Spanish call Duende and Garcia Lorca described like that:

The Duende belongs to a few people. It’s the energy of the Earth. It is known to burn your blood like a tropic made of glass, which is consuming or rejecting the sweet geometry we were taught. It disrupts the styles we know; it leans on human overwhelming sorrow.”

In this restlessness Still Birth took shape.

From the first narrational foundations, inhabited by motionless landscapes, by rocky panoramas- by the Duende, indeed, that in those five minutes nested inside her- Chiara Ernandes has continued her ceaseless wandering. In those suspended landscapes, another narration found roots, the one of her Inner Self.

Still Birth has become the reconstruction of her past, starting from an epicentre, her Non-Birth, to get to understand herself and her imagery.

Family objects, archive images, suggestive and poetic symbolism, her birth’s medical records, all these instruments contribute to expanding those five minutes, turning them into a fundamental narrative starting point, around which all the author’s existence is revolving.

Her existence is also defined by the ceaseless search of her own image.

Chiara Ernandes lingers on her face and its very details, as if she were trying to claim it as her own, as if she felt it didn’t really belong to her. She also takes obsessive pictures of it, comparing it with her parents’, melting it into light. Until her countenance becomes a mask, carved in chalk, turning it into an effigy, a sculpture immune to the passage of time.

To create a mask with one’s own features can evoke ancestral, hazy traditions. But Chiara Ernandes’s mask is not a funerary one, it’s an utterly changed butterfly’s legacy while leaving its cocoon. Perhaps this is the deep value of Still Birth. Before being a poetical search of Chiara’s past, of the celebration to walk on the earth, it’s the end of a journey. It’s a rite of passage where the author collects and condense her being while expanding and absorbing it.

In this way she’s getting ready to walk on.

words by Francesco Rombaldi

Publisher: Yogurt Editions

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Chiara Ernandes, in una notte d’estate del 1989, nacque morta.
Lo rimase per cinque lunghi minuti.

Le narrazioni più retoriche e sensazionaliste ricamerebbero sul dolore di una madre. Sull’impotenza febbrile di un padre. Sulla frenesia dei medici, sacerdoti di un culto razionalista, in cerca di un piccolo miracolo laico. E sul sollievo di quel primo respiro. Ma tralascerebbe un soggetto fondamentale, la neonata. Quasi che l’acerba sfera emotiva di quella bambina, la rendesse impermeabile alle variazioni di un mondo ancora sconosciuto.
E che per cinque interminabili minuti l’ha fatta attendere sulla soglia.

Still Birth non è solo un libro, è il risultato di un imprinting visuale, di un limbo che si è impresso nel subconscio di una bambina che ha deciso di attendere nell’altrove, prima di rivendicare il proprio diritto a esistere.

Queste pagine vanno a ricostruire l’ unicum di una donna ormai trentenne che non ricorda quella bambina, ma che sente un’energia terrosa scorrerle dentro.
Quella che gli spagnoli chiamano Duende, e che Garcìa Lorca descriveva così: “Il Duende appartiene a pochi. È l’energia della terra. Si sa solo che brucia il sangue come un tropico di vetri, che estenua, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che si appoggia al dolore umano inconsolabile.”

In questa inquietudine Still Birth ha preso vita.

Dalle prime fondamenta narrative abitate da paesaggi immoti, da panorami rocciosi – dal Duende, appunto, che in quei cinque minuti le si è annidato dentro -, Chiara Ernandes ha proseguito il suo incessante vagare.
In quegli scenari sospesi, si è andata a sedimentare un’ altra narrazione, quella dell’Io.
Still Birth è diventato la ricostruzione del proprio passato, partendo da un epicentro, la non-nascita, per arrivare a comprendere sé stessa e il proprio immaginario.
Oggetti familiari, immagini di archivio, un simbolismo allusivo e poetico, i reperti clinici della propria nascita, tutti questi linguaggi contribuiscono a dilatare quei cinque minuti, rendendoli un punctumnarrativo fondamentale, attorno a cui ruota l’ esistenza stessa dell’ autrice.
Un’esistenza scandita anche dalla ricerca incessante della propria immagine.
Chiara Ernandes si sofferma sul suo viso come a volersene riappropriare fin nei minimi dettagli, quasi non le appartenesse. Lo fotografa ossessivamente, comparandolo con quello del padre e della madre, dissolvendolo nella luce. Fino ad arrivare a renderlo una maschera, scolpita nel gesso, trasformandolo così in un simulacro, una scultura imperturbabile allo scorrere del tempo.

Il creare un calco con le proprie fattezze evoca tradizioni ancestrali, crepuscolari. Ma non è una maschera funeraria quella di Chiara Ernandes. È il lascito della farfalla, quando abbandona il proprio bozzolo, ormai trasmutata.

Questo forse è il valore profondo di Still Birth. Prima ancora di una poetica indagine sul proprio passato, della celebrazione del proprio essere al mondo, Still birth è la fine di un viaggio.

È un rito di passaggio in cui l’autrice raccoglie e condensa il suo essere, amplificandolo e riassimilandolo.

E apprestandosi, così, a proseguire il proprio cammino.

words by Francesco Rombaldi

Publisher: Yogurt Editions

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